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Liberation Prison Project – Italia

logo_start-2Liberation Prison Project nasce negli USA nel 1996 dalla monaca buddhista Robina Courtin che ha poi contribuito alla sua diffusione in Australia, Mongolia, Messico, Nuova Zelanda e in Europa.

In Italia opera negli Istituti Penitenziari con persone detenute e dipendenti e all’esterno con persone tornate in libertà.

Promuove percorsi di consapevolezza finalizzati alla trasformazione delle emozioni negative e allo sviluppo di stati mentali positivi; l’allenamento alla consapevolezza avviene utilizzando pratiche e saperi mutuati dalla tradizione buddhista e integrati con la psicologia occidentale. I percorsi si collocano all’interno della visione dell’etica secolare e della responsabilità universale promossa dal Dalai Lama e sul piano penitenziario nell’ambito della pena trattamentale finalizzata alla diminuzione della recidiva e del costo sociale.

Testimonianze

Stare in carcere significare stare con cose che mancano. Una via è arrabbiarsi, opporsi, rifiutare. L’altra via è vivere la detenzione come una pratica. Stare in carcere è: praticare la rinuncia (non ci sono persone, oggetti, situazioni…); praticare l’impotenza; praticare la disillusione. Stare in carcere significa praticare.

Tratto dal libro “Uno sguardo dentro”

L’altro ieri è morta una persona in reparto. Qui, a volte, la morte mi sembra la sola liberazione. In certi momenti ci penso per davvero.

Tratto dal libro “Uno sguardo dentro”

Se utilizziamo il tempo e l’esperienza dell’essere in prigione per praticare la meditazione di consapevolezza, ecco che il nostro essere in prigione diventerà un ritiro anche se le persone fuori crederanno che siamo in carcere.

Lama Zopa Rinpoce

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