Doing Time Doing Vipassana (Scontare la pena, fare Vipassana) – YouTube

Questa è la storia di come la speranza arrivò in una delle più note prigioni del mondo – il carcere di Tihar a New Delhi. È la storia di come Kiran Bedi, prima donna indiana Ispettore Generale Carcerario, lottò per l’autentica riabilitazione di migliaia di prigionieri. Più di tutto, è la storia stessa dei detenuti, dei profondi cambiamenti che essi maturarono attraverso la pratica della meditazione Vipassana.

Vincitore del premio Golden Spire Award – INTERNATIONAL FILM FESTIVAL – SAN FRANCISCO 1998

Prodotto e diretto da Eilona Ariel e Ayelet MenahemiKaruna Films Ltd – 14 Yad-Harutzim St. Tel-Aviv 67778, Israel

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In carcere i suicidi sono 20 volte più numerosi

img_ceraudo“Il quadro complessivo delle strutture carcerarie risulta di gravissimo disagio, come indicano un tasso di suicidi di quasi 20 volte superiore a quello nazionale e un numero veramente impressionante di condotte autolesionistiche.” Inizia così l’articolo di Francesco Ceraudo, medico e direttore per quasi 40 anni del centro clinico del carcere Don Bosco di Pisa. Nel corso dell’anno 2015 sono avvenuti 42 suicidi (40 uomini e 2 donne). 38 per impiccagione. L’età media è di circa 35 anni. Ancora una volta il suicidio è la prima causa di morte in carcere.

Leggi l’articolo per intero: Medicina Penitenziaria – Il suicidio

Ma un detenuto quanto costa allo Stato?

Le paghe dei detenuti sono rimaste immutate, ma sono letteralmente raddoppiate le spese di mantenimento che devono rimborsare allo Stato. Dal 7 agosto 2015 ogni detenuto paga da 1,62 a 3,62 euro al giorno.

L ’articolo 2 dell’Ordinamento penitenziario stabilisce che ogni detenuto deve rimborsare allo Stato una quota di mantenimento per ogni giorno di pena scontata in regime di carcerazione, dal momento in cui la condanna diventa definitiva. La suddetta quota comprende i costi di vitto (colazione, pranzo e cena) e vettovagliamento e nel 1975 la legge la fissò a circa 3.130 lire al giorno che oggi equivalgono a 1,64 euro. Fino ad agosto 2015 non era mai mutata, ma non erano mai aumentati neppure i compensi per i detenuti alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria. Adesso le paghe dei detenuti sono rimaste immutate, ma sono letteralmente raddoppiate le spese di mantenimento che devono rimborsare allo Stato. Il 7 agosto 2015 infatti, un decreto del ministero della Giustizia ha ricalcolato il mantenimento ai valori attuali portandola a 3,62 euro giornalieri. Dunque, tutti i detenuti definitivi fino al 7 agosto 2015 hanno dovuto pagare allo Stato 1,62 euro per ogni giorno di carcerazione scontato fino a quel momento, circa 50 euro per ogni mese di carcerazione, ossia circa 590,76 euro per ogni anno passato in carcere. Dal 7 agosto 2015, ogni detenuto paga allo Stato 3,62 euro per ogni giorno di carcerazione che equivale circa a 112 euro al mese, esattamente 1.321,30 euro l’anno. Se il detenuto lavora in carcere la quota di mantenimento gli viene automaticamente defalcata dalla busta paga dallo Stato. Attenzione però: il detenuto dovrà comunque pagare allo Stato la quota di mantenimento per tutto il periodo della detenzione, compresi i periodi in cui non ha lavorato. Se su una carcerazione di cinque anni, ne lavoro due, lo Stato preleverà la quota di mantenimento per due anni lavorativi, ma il detenuto dovrà pagare la quota anche per i restanti tre anni. La quota viene comunicata al detenuto tramite una cartella di Equitalia al termine del periodo di detenzione.

Leggi l’articolo per intero: Rivista “Carte Bollate” dic 2015