La voce dei Maestri

Leggi le testimonianze dei Maestri che hanno lasciato alle persone detenute e ai Soci della Onlus:

Testimonianza del Ven Lama Ciampa Monlam
Testimonianza del Ven. Ghesce Tenzin Tenphel
Testimonianza del Ven. Ghesce Sonam
Testimonianza di Claude AnShin Thomas
Testimonianza di Sua Santità il Dalai Lama
Testimonianza della Ven. Robina Courtin
Testimonianza di Mario Thanavaro

Offrire denaro o cibo sono doni che hanno un tempo, ad un certo punto finiscono. Donare insegnamenti sulla consapevolezza e sull’etica sono doni che non hanno tempo, durano per sempre nella mente di chi li riceve.  

Ven. Lama Ciampa Monlam ai Soci della Onlus, agosto 2013

[Torna Su]

Oggi trovo in questa stanza dei bei volti, fuori  da qui vedo spesso volti più cupi. Voi che siete qui ora e che condividete un  sentiero, aiutatevi gli uni con gli altri, trovate un appoggio reciproco, ascoltatevi, parlate fra di voi. Datevi una mano.
Così, come in una famiglia…

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel alle persone detenute, 2 giugno 2013

[Torna Su]

Ognuno è prezioso.
Vorrei davvero che voi capiste che siete tutti preziosi: perché?   Perché in voi c’è il potenziale per diventare illuminati, il potenziale per portare illimitato beneficio agli esseri, il potenziale per ottenere pace e felicità illimitate. Per favore, non sprecate questa vita così breve e preziosa! Per favore, ovunque siate coltivate pazienza e amore per il prossimo! Ovunque andiate, cercate di essere gentili con tutti e in questo modo potrete portare grandi cambiamenti nella vostra vita.

Ven. Ghesce Sonam alle persone detenute, 5 gennaio 2013

Molti grandi Maestri si sono trovati in carcere e hanno utilizzato questo periodo per modificare la propria vita: avvertono gratitudine perché il loro karma negativo è maturato e per quell’azione negativa che hanno prodotto non dovranno più soffrire.
Essere in carcere è il risultato di azioni negative, ma rappresenta allo stesso tempo  la purificazione di un karma negativo che avete modo di risolvere. 
Se state soffrendo, pensate a persone che stanno molto male, alle nazioni in guerra, alle torture, alle sofferenze più atroci, a ciò che sembra inimmaginabile. 
Se ritenete di essere in carcere ingiustamente, dedicate la vostra sofferenza alla liberazione degli esseri.  Prendete su di voi la sofferenza degli esseri, non c’è azione più grande.  Il dolore odierno, frutto di azioni negative del passato, è una grande purificazione.  Ma la purificazione avviene quando si vive la sofferenza senza rabbia, senza rancore contro coloro che hanno provocato il danno. Vi faccio una richiesta: per favore, non sprecate la vostra rinascita umana.  E’ preziosa!

Ven. Ghesce Sonam alle persone detenute, aprile 2015

[Torna Su]

Per tutto il dolore che ho causato con i miei pensieri, con le mie parole, con le mie azioni, chiedo scusa e mi impegno a non ripeterlo mai più. Il Risveglio è qui, ora, in ogni passo.  Bisogna essere consapevoli dei nostri condizionamenti, assumersene la responsabilità per poter poi cambiare. Mi inchino a voi, tutti voi Buddha in divenire…

Claude AnShin Thomas alle persone detenute, 11 luglio 2013

[Torna Su]

Quando una persona commette un errore, la società non deve allontanarla, sbaglia se fa così. Dovrebbe andare da lei e abbracciarla.

Sua Santità il Dalai Lama ai Soci della Onlus, giugno 2014

[Torna Su]

I was very moved by the men I spent time with at Bollate. The benefit they have received from their ongoing contact with the kind volunteers of Liberation Prison Project Italia was evident in their behaviour, their questions, their sincerity, and their good hearts.

Ven. Robina Courtin ai Soci della Onlus, gennaio 2015

[Torna Su]

Di recente ho letto dell’incredibile evasione del pericoloso boss dei narcos Joaquin Guzmàn detto “El Chapo” il piccoletto dalla prigione di massima sicurezza  di Altiplano in Città del Messico avvenuta attraverso un tunnel sotterraneo scavato dietro la sua doccia e lungo un kilometro. A riprova che non c’è desiderio più grande della libertà! Sempre secondo la cronaca in seguito a questa evasione sette funzionari del carcere sono stati incriminati e arrestati per l’evasione. Sono rimasto senza parole!

Come scrive il mio maestro Ajhan Sumedho nel capitolo “La libertà del cuore” (Tratto dal suo libro “La mente e la via”, ‘Editore Ubaldini): “Molte persone si servono del concetto di libertà come ideale da seguire nella vita. Vogliamo ottenere una qualche forma di libertà: libertà fisica, spirituale o emotiva. Nessuno vuole essere imprigionato, costretto, legato, perciò la libertà diventa un ideale. È un concetto importante da contemplare, perché non sempre capiamo cosa significhi libertà. Per buona parte della vita proviamo attaccamento agli ideali, e la nostra società ce ne fornisce una gran quantità a cui aggrapparci. La libertà è uno di questi. Aggrapparsi all’ideale senza una saggia riflessione sulle sue reali implicazioni ci porta all’insoddisfazione, perché la vita raramente ci dà la libertà che vorremmo avere o che pensiamo di meritare”.
‘Andare in carcere’,  la sola idea suscita nella mente  dei più reazioni afflittive: pensieri di sofferenza  ed emozioni quali paura, ansia ed angoscia. ‘Far visita ai carcerati’  non è un pensiero afflittivo ma pochi veramente l’accolgono come meritevole d’attenzione e da seguire. E’ per così dire  il pensiero buono, gemello del primo, che passa il più delle volte inosservato.
Quando ‘andare in carcere’ non è solo un cattivo pensiero che spaventa ma diventa realtà, la persona si ritrova a vivere una pena difficile da sopportare: ‘La mancanza di libertà’. E tanto più si estende nel tempo ‘la mancanza di libertà’ tanto più diventa pesante la pena. Questa diventa un vero e  proprio inferno quando le stesse condizioni  del detenuto non sono salvaguardate e vengono violati i più elementari diritti umani. La stessa detenzione carceraria di per sé disamina la persona nel profondo: nella mente, nel cuore e nel corpo. Stare in carcere diventa così per molti una vera e propria tortura sia per le condizioni esterne, oggettivamente disagevoli, sia per  come queste vengono vissute interiormente. La persona chiusa in carcere si sente il più delle volte profondamente ferita nella sua dignità. Molti detenuti si abbattono nello spirito e si sentono impotenti; da qui i numerosi suicidi che si registrano ogni anno anche nelle carceri italiane. Segnato  da fatica e sofferenza il detenuto vive dentro e fuori di sé una continua lotta  tra il bene e il male. Se prima era stato condannato perché ritenuto ‘carnefice’ ora si deve difendere da sé stesso e dagli altri perchè a sua volta vittima e alla mercè di pulsioni distruttive.   La sfida per ciascuno di loro è quella di trovare il modo di sentirsi ‘liberi dentro’ seppur dietro le sbarre. Questo è possibile quando la reclusione diventa un vero e proprio percorso educativo finalizzato non solo al reinserimento positivo nella società ma per l’elevazione della mente e del cuore, per il risveglio di sentimenti quali l’amore, la compassione, la generosità, la pazienza, la saggezza,  il  rispetto profondo di sé e degli altri. Il grande sollievo della liberazione interiore è la sola che ci può liberare dalla prigionia delle pulsioni e delle afflizioni che chiudono la nostra  mente in uno spazio buio e angusto. Solo purificando la mente e il cuore  si potrà accedere a quel potenziale interiore che ci permette di ritornare alla vita libera, con la volontà e la capacità di scelta saggia e consapevole.   Anche la pena da scontare può diventare così occasione di ‘conversione’, di vero convincimento e cambiamento di stile di vita, un vero e proprio percorso di trasformazione ed evoluzione. “La retta via” per così dire  può essere ritrovata quando si ritrovano le radici del bene, l’autostima, una rinnovata fiducia e speranza in sé, negli altri, nella società.  Solo alleviando la sofferenza mentale ed emotiva si potrà guardare avanti senza perdere la speranza e il gusto di vivere. Questa è la grande sfida per tutti noi!
Ho iniziato ad ‘andare in carcere’ per far visita ai detenuti che ne facevano richiesta nel 1987 in Nuova Zelanda, dove vivevo come monaco buddhista e quando ho ricevuto l’invito da parte di Grazia a far visita ad alcuni detenuti del carcere di Bollate non mi sono tirato indietro. Almeno in occidente si è lontani dall’immagine del detenuto trascinato qua e là da una catena ma non per questo la loro condizione è felice! 
Nell’entrare nel carcere di Bollate in un pomeriggio assolato ho notato l’atmosfera rilassata seppur attenta del personale di guardia. Mi è risultato evidente che era un carcere speciale con una “buona amministrazione carceraria”. Anche nel corridoio interno la situazione era  tranquilla, e gli ambienti mi sono sembrati puliti e curati. Da una delle stanze giungeva il suono di una chitarra.
L’incontro con i detenuti è stato di grande partecipazione segno evidente del buon lavoro che da tempo è stato avviato grazie alla dedizione degli  operatori del “Progetto liberazione nelle carceri”. Mi sono sentito accolto e questo mi ha fatto sentire bene. Nel rivolgermi a loro non avevo  pregiudizi e probabilmente questo lo hanno percepito. Dopo alcune mie riflessioni di cui riporto più sotto i punti principali, uno dei detenuti (mi dispiace ma non ne ricordo il nome!) ha acceso un bastoncino d’incenso; abbiamo meditato insieme mentre il profumo dolciastro dell’incenso ha riempito la stanza creando un’atmosfera accogliente, dopo la meditazione c’è stato un momento di condivisione con domande e risposte. Il tempo è volato e quando ci siamo salutati l’atmosfera era amicale e serena a riprova che l’incontro da cuore a  cuore è possibile quando questo ci apre alla nostra umanità. Rimane la grande domanda: “Sarà possibile un giorno l’abolizione del carcere penale? O perlomeno ridurre la pena detentiva sostituendola con altri percorsi più efficaci dal punto di vista del reinserimento del detenuto nella società?”.  Come scrive Gustavo Sagrebelsky nella prefazione al saggio sull’abolizione del carcere: “Non ci appare stupefacente che in tanti secoli l’umanità che ha fatto tanti progressi in tanti campi delle relazioni sociali non sia riuscita a immaginare nulla di diverso da gabbie, sbarre, celle dietro le quali rinchiudere i propri simili come animali feroci?”.
Un cosa è certa oramai anche ai rappresentanti più ostici delle istituzioni:  il carcere così com’è oltre ad avere dei costi insostenibili non funziona. Questa è l’amara realtà alla quale dobbiamo far fronte.  I volontari di diverse associazioni che lavorano sul recupero della persona detenuta di questo sono consapevoli e di questo si occupano nel tentativo di offrire la possibilità di trasformare il luogo di pena in un luogo di purificazione e di  risveglio del cuore affinchè questo ritorni ad essere il luogo sacro della declinazione dei più alti sentimenti dell’essere umano. La libertà è la celebrazione della vita.

Il mio augurio è: 

Che tutti gli  esseri siano liberi da ogni sofferenza
Che tutti gli esseri siano liberi dall’inimicizia
Che tutti gli esseri siano liberi da malizia
Che tutti gli esseri siano liberi dalle preoccupazioni
Che tutti gli esseri possano preservare il loro benessere
Che tutti gli esseri non vengano separati dalla buona fortuna raggiunta
Che tutti gli esseri siano felici
Che tutti gli esseri vivano in pace e in armonia
Rivolgo a tutti gli operatori del settore la mia stima e sostegno. 

Buon lavoro!

Alcune riflessioni condivise con i presenti all‘incontro:

  • Il progetto di ciascuno di noi è nel nome
  • Va riconosciuta la sua forza, va preservato nella sua integrità, va ristabilita chiarezza nel nome che viene pronunciato.
  • Richiede assunzione di responsabilità, richiede di assolvere ad un compito.
  • Un compito che deriva dalle radici nella famiglia, dal rapporto fra i nostri genitori e dal patto d’amore; laddove ci sia stato un tradimento, da parte della famiglia o da parte nostra nei confronti di questo patto d’amore, il nostro compito nella vita è comunque mettere pace.
  • Il peccato non è altro che la perdita di fiducia in noi stessi.                          
  • Ognuno di noi vale, qualsiasi cosa sia accaduta.  
  • “So che valgo, so che posso essere venuto meno al patto d’amore con il quale sono venuto al mondo e sono determinato a tornare a quel patto di alleanza e di fedeltà”
  • Cosa siginifica quindi sbagliare? Significa farsi del male
  • Qualcuno prima o poi ci deve parlare del perdono.
  • Il perdono è la pacificazione del cuore, è la liberazione dalla colpa nel mantenimento della responsabilità
  • Siamo sempre prigionieri, prigionieri delle pulsioni, delle afflizioni, queste sono le vere sbarre alla libertà della nostra mente
  • Non c’è meditazione senza una centratura
  • Con la meditazione possiamo rivisitare la nostra storia, ricostruire il mondo, quel mondo che ci siamo costruiti con la nostra mente.
  • Pratichiamo un contatto amorevole con il nostro respiro, un contatto con l’invisibile che è intorno a noi.  
  • Il respiro è la carezza di nostra madre, dell’energia della madre universale.
  • Quando tutto fallisce, leggi le istruzioni!

E quindi: cosa posso imparare da questa situazione?

Mario Thanavaro ai Soci della Onlus, 25 agosto 2015

[Torna Su]

Annunci