La voce delle persone detenute

Leggi le testimonianze delle persone detenute:

Testimonianza di D.
Testimonianza di B.
Testimonianza di I.
Testimonianza di A.
Testimonianza di M.
Testimonianza di G.
Testimonianza di M.
Testimonianza di C.
Lettera consegnata a Sua Santità il Dalai Lama

D. vive presso il carcere di Milano Bollate da alcuni anni e deve scontare una pena ancora lunga; queste sono le sue parole che accompagnano con autenticità e semplicità i suoi dipinti.

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Dipinto per Robina Courtin

Il Dharma è stato un modo per riflettere sul passato della mia vita e sul presente, per non commettere errori per il futuro.
Mi ha aiutato per il risveglio: le stesse cose che vedevo prima, ora le vedo in modo diverso.  Ad es., prima giudicavo subito, ora so che questa sensazione è un riflesso, guardo me e poi vedo la persona come davvero è.  E’ un miglioramento nel mio modo di vivere e di pensare; prima ero un disastro, vivevo senza consapevolezza, come una macchina.
Praticando il Buddha, sono ancora una macchina, non del tutto sveglia, ma più consapevole.
Per cercare di concentrarmi e di fermare la mente sempre in ansia, ho iniziato a colorare dei mandala per bambini, così, su indicazione del volontario; vedevo che mi rilassavo quando la mia mente era sul dipinto, anche se la gente continuava ad entrare ed uscire dalla mia cella.
E sono andato avanti: ho iniziato a disegnare e a colorare immagini del Buddha su tela (dopo ho saputo che si chiamano Tangke); man mano entravo in un tunnel, quando dipingo la mia mente vola, diventa leggera, è una cosa meravigliosa. Quello che dipingo esce dal quadro. Ho fatto tutto da solo per parecchio tempo, poi mio fratello mi ha regalato un libro di Tangke in inglese (non ci capisco niente, ma vedo le immagini e intuisco) e dipingo tanto. Sono felice.

D.

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Tante volte penso al passato senza rendermi conto che in quei tempi la vita era piena d’odio verso tutti, ogni volta mi mettevo in primo piano senza rendermi conto che bastava poco, per essere diversi, poiché tutti noi pensiamo che non abbiamo mai torto e sé qualcuno ci dà un consiglio pensiamo che sia sbagliato.
Sai, ora penso che la sofferenza la andiamo a cercare noi, perché siamo talmente abituati a soffrire, anche inconsapevolmente che non possiamo farne a meno, come la droga.
Un giorno dove stavo quasi per mollare tutto accade un fatto strano. T’incontro in corridoio e mi convinci a venire al gruppo. E cosi vengo con grande fatica, con la mente stanca pesante e mentre ascolto solo i miei pensieri mi colpisce una tua frase, cosi ti chiedo di ripetere( ed era) che uno psicologo disse che la rabbia deve essere sfogata spaccando tutto, cosi dopo la rabbia si spegne tu dopo dici che non è così, perché è solo in quel attimo, e dopo tornerà sia la rabbia che la sofferenza cosi ci insegni a non combattere ma a comprenderla e accompagnarla, cosi ecco la leggerezza della mente, come un vuoto, come se tutta la vita è trascorsa in quel momento. Dico perché odiare?
E come prima dicevo, sono contento di essere in questo istituto dove ho avuto l’opportunità di riprendermi la vita, non sarei mai stato in grado di guarire, di capire che le persone vanno amate con compassione, se non capiamo il loro comportamento, vanno comprese, no scartate.
Ho avuto modo di capire che prima dovevo svuotarmi di tutto, e come dice il Buddha: “Se la ciotola è piena non continuare a riempirla l’acqua fuoriuscirà” E queste parole sono piene di significato. Per me sono state di conforto perché hanno indicato che ero pieno d’odio e anche se mettevo amore, questo fuoriusciva, cosi prima ho rovesciato me stesso, e ora mi sto riempiendo d’amore e di serenità, una sensazione che provo è quella di non prendermela più per niente, ed è stupendo, l’altra è di avere paura, e so che questo mi può essere utile per non sbagliare, o commettere errori, prima non sapevo cos’era la paura, e quando non l’hai, non ti fermi davanti a nessuno.
Oggi comprendo che non dandogli retta e lasciandolo andare tutto è più facile, lo si osserva con consapevolezza sapendo che svanirà, viene e poi va, ti rendi conto che ogni pensiero a un suo messaggio che è molto difficile da comprendere. Ragionandoci, capisci che molte azioni sono state indotte da pensieri incontrollati.
Mi sono trovato dentro ad un gruppo che per me è la forza, la serenità, la gioia.
Attendo tutte le settimane il mercoledì con trepidazione perché per me è come dare una svolta alla vita. Ti rendi conto che puoi essere te stesso senza essere giudicato….sono felice di essere stato arrestato perché così ho potuto comprendere che cos’è la compassione e la consapevolezza del vivere  il presente e mi ha dato una stabilità che prima non avrei mai pensato di avere.

B.

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Io sono stato uno dei pochi “fortunati”.
Dico così perché nei miei anni passati in latitanza ho avuto la possibilità di conoscere il Buddhismo, di conoscere l’altra parte della strada, del sentiero.
Credevo di conoscere la felicità solo attraverso il guadagno facile, ma tutto questo mi portava sempre dolore mentale, insoddisfazione; la cosa più pesante,  però,  era data dal fatto che questa scelta portava la mia famiglia a soffrire, mia nonna e mia madre stessa che ha sempre cercato fin da quando ero bambino di darmi insegnamenti d’amore.   Ma dall’altra parte avevo anche un padre che aveva sempre problemi di soldi e così da qualche anno mio padre sta scontando una pena di 18 anni per rapine, anche lui si è perso…
La vera sofferenza però inizia quando ti privi della tua libertà di uomo, perché ti sei privato di qualche possibilità per provare a fare qualcos’altro.
La prima notte in carcere è stata bellissima, finalmente potevo dormire senza svegliarmi di notte con la paura che la polizia mi potesse arrestare, avevo passato due anni e mezzo senza dormire…
Dopo qualche giorno di carcere mi era passata l’idea, non era più bello, cominciavo a capire la situazione:  la prima notte è stato bello perché avevo dormito bene, il giorno dopo avevo a che fare con quella realtà che le mie azioni avevano creato in passato, adesso qui avrei avuto la possibilità di praticare, di vedere dove potevo arrivare, come avrei fatto a trattenere i miei istinti da picchiatore verso coloro che mi avrebbero provocato.
Ma con me avevo uno strumento, quello che abbiamo tutti, ma che nessuno in passato prima di incontrare il buddhismo mi aveva insegnato ad usare, ” il Respiro”.

I.

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Ho 58 anni e ne ho trascorsi 25 in carcere. Ho cercato di raggiungere il benessere attraverso la visione limitante delle sole cose materiali e, come tutti, ho sbattuto il muso….nell’ultimo carcere in cui ho soggiornato ho avuto la possibilità di frequentare un gruppo di meditazione che mi ha stimolato e mi ha fatto venire la voglia e il desiderio di approfondire sempre di più questo percorso che mi aiuta a vedere i miei limiti.  Mi ha fatto conoscere ottime pratiche e nobili insegnamenti. Sono grato a tutti i volontari del progetto e li ringrazio di cuore, così come ringrazio i Maestri che in questi anni ci hanno sostenuto facendoci visita e incoraggiandoci.
I miei progetti per il futuro sono di uscire a breve dal carcere, recuperare le relazioni affettive e fare del mio meglio per vivere la vita che mi rimane in pace ed armonia.  Auguro a tutti di trovare la pace e la serenità che penso di aver trovato io con queste buone pratiche.

A.

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La mia esistenza è stata vissuta in maniera molto travagliata, con un passato schiavo da sostanze stupefacenti, pane e violenza è stata la mia alimentazione mentale per tanti anni, ed è stato uno dei motivi per cui ho conosciuto le patrie galere. Io sono stato sempre arrabbiato con il mondo e durante la detenzione la rabbia che avevo dentro venne amplificata sia da parte del sistema carcerario, che non accettavo con le loro imposizioni e regolamenti vari, sia da parte di altri detenuti anch’essi vittime di veleni mentali e che scaricavano gli uni verso gli altri.
L’avere conosciuto la meditazione l’essermi messo in discussione col gruppo sugli insegnamenti del Buddha, un qualcosa dentro di me (la bodhicitta la gentilezza amorevole) ha iniziato a germogliare fino quando ha in qualche modo incalzato la rabbia che prima la faceva da padrone.
Attualmente tutti i semi della mente, sia i positivi sia i negativi, sono presenti nella mia mente, ma ho acquisito la capacità di scegliere quali innaffiare e quali no, anche se sono tutti indispensabili, gli uni per creare humus per concimare e coltivare i semi positivi.
La mia personale esperienza mi porta a poter dire che ho avuto dei benefici positivi, ho imparato a non farmi travolgere costantemente dalle emozioni ma a gestirle accettandole, se prima appena qualche persona mi guardava in malo modo o mi recava un torto io reagivo con rabbia e violenza (da ragazzo usavo il pensiero e la frase: “adesso mi monta la cattiveria” e reagivo in automatico), diciamo sette-otto volte su dieci, adesso su dieci volte capita una o due volte e in alcuni casi sono a zero o per lo meno sono consapevole che mi sta sorgendo la rabbia o altre emozioni e cerco di dominarle. Devo dire che ciò che è nato nell’anno 2010 a distanza nel tempo è come se un fuscello d’arbusto sia diventata una quercia sempre più stabile e ben radicata nel terreno…
Da 4 anni sono tornato in libertà e ho così potuto trarre benefici da insegnamenti che ho avuto la possibilità di ascoltare, sia tornando nel carcere di Bollate, sia all’esterno, presso l’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia, al centro Mindfulness di Milano, al Centro di Sondrio.
A Livorno nel 2013 ho partecipato agli insegnamenti di S.S. il Dalai Lama, sono stato accarezzato da Lui (qui l’orgoglio lievita come l’impasto della pizza, brutta bestia) e porto con onore una mala da polso che mi ha donato il Grande Lama Zopa Rinpoce (ecco che si ripresenta l’orgoglio), tutto questo grazie al PLP Italia, di cui ne sarò eternamente grato.
A Milano si è nel frattempo manifestato un piccolo Sangha, dove con cadenza quindicinale ci incontriamo e passiamo un po’ di tempo in amorevole gentilezza parlando di Dharma e analizzandolo, una situazione fantastica per tutti i partecipanti.
Quando poi mi capita di rientrare a Bollate tramite la Onlus per partecipare ad incontri con i Maestri, è per me una gioia poter riabbracciare persone a cui mi sento legato; torno colla mente piena di portatore di fiducia, e di esperienza diretta su come il Dharma può effettivamente portare ad un cambiamento e la consapevolezza di condurre un’esistenza in maniera positiva per gli esseri senzienti e principalmente per evitare di ritornarci come inquilino.
I corsi tenuti dalla Onlus non hanno lo scopo di accorciare la pena ma di dare l’opportunità e i mezzi idonei di vivere la detenzione in maniera serena.
La vita in carcere è dura, piena di divieti, fatta di regole che magari non si hanno mai avuto in precedenza, con la pretesa che gli altri cambino e si modifichino a vostro piacere, ma non è così. Chiediamo a noi stessi di porre un cambiamento interiore e costateremo che le stesse identiche persone e situazioni saranno cambiate, non perché sono cambiate loro ma perché la nostra mente si è trasformata e ci fa vedere le cose da un altro punto di vista. 

M.

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Il primo contatto con il Progetto Liberazione nella Prigione risale a quasi cinque anni fa quando un compagno si affacciò alla mia cella e mi propose in modo sommario una serie di corsi: lettura, disegno e meditazione. Incuriosito chiesi che cosa fosse il corso di meditazione e lui rispose: “ti siedi lì e respiri”. Questo è tutto quello che sapevo circa la meditazione.
Ancora confuso dai primi mesi di carcerazione, cercavo una scusa per uscire dalla cella e siccome la prigione non è proprio un luogo sicuro scelsi di andare spesso in giro con il mio compagno di cella. Così proposi al mio attuale compagno di cella di venire con me al corso di meditazione.
La prima volta ero molto curioso di capire cosa fosse e presi qualche appunto e le volte successive diventai sempre più critico e scettico, ma siccome era una buona scusa per stare fuori almeno due ore dalla stanza ero contento di poter uscire.
Perchè ero critico e scettico l’ho scoperto cammin facendo.
Inizialmente gli insegnamenti e gli argomenti mi sembravano molto semplici, così semplici da sembrarmi banali e così banali da sembrarmi stupidi e così stupidi da non doverli prendere in considerazione.
Ecco questo fu l’errore che feci all’inizio, ed ho superato questo errore che voglio chiamare limite che avevo nel comprendere l’importanza dei contenuti che mi venivano trasmessi e l’esperienze di meditazione che stavo vivendo grazie alla pratica.
L’unica verità è l’efficacia il resto è filosofia, così ho inziato a pensare in grande e ad agire in piccolo su di me afferrando anche il più piccolo sollievo o beneficio che riuscivo a notare in me o nel rapporto con gli altri.
Così iniziai a fare dei collegamenti tra quello che apprendevo e le mie esperienze passate e in particolare una, era quella del mio arresto e dei primi giorni di prigionia vissuti in totale isolamento dal mondo. Ricordo come se fossi ieri quando mi portarono  dall’isolamento alla luce esterna barcollavo e vedevo a fatica e subito dopo mi misero dentro un furgone chiuso in luogo di circa ottanta centrimetri quadrati. Mi sentivo morire e mi son detto: “Adesso muoio”. Sentivo una voce, come un istinto alla vita che mi disse: “prendi rifugio nel tuo respiro”. Così feci e mi resi conto che non ero morto!
A distanza di qualche mese mi fu proposto di usare il respiro in molti modi utili per la mia pace interiore e come strumento di meditazione e da allora non ho più smesso.
Ho avuto modo di trascorrere il periodo della mia carcerazione di oltre quattro anni in modo molto più sereno e produttivo perchè è migliorato il mio rapporto con me stesso e gli altri. Certo, di problemi ne ho vissuti e ne vivo tutt’ora che sono in libertà, ma la differenza fondamentale è che oggi rispetto a ieri ho e uso dei mezzi abili che ho appreso durante gli anni passati nel gruppo di meditazione. Così ho imparato a tenere a bada: rabbia, ansia, angoscia, paura e i vari sbalzi d’umore che vivo e vivevo nel rapporto con me stesso e gli altri.
Grazie di cuore a tutti.

G.

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L’incontro che si è tenuto domenica con il Maestro buddhista (Ghesce Tenzin Temphel) è stato qualcosa di bello e di diverso dal solito.  Io sono musulmano italiano che nell’Islam ha trovato la Via, non partecipo ai gruppi, sono venuto per curiosità e per passare il tempo.
Gli insegnamenti che ho avuto modo di sentire mi hanno ricordato quelli del profeta Mohammed. Ho notato gran calma e pazienza, qualità indispensabili nella crescita personale dell’individuo. Lui si è regalato a noi nell’incontro…se solo noi sapessimo regalare agli altri, sarebbe una gran cosa.  Sarebbe stato bello se l’incontro fosse durato di più per approfondire alcune tematiche.
In ognuno di noi, penso, si è risvegliato il Buddha assopito, quell’armonia e quella pace che in poche persone ho notato veramente e che spero un giorno faccia di noi un’unica famiglia di creature umane senza nessuna distinzione.
Pace sia per chi segue la Retta Via.

M.

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Nell’incontro a cui avevo partecipato mi aveva colpito il discorso su ciò che è male e ciò che è bene; sottovalutiamo il fatto che diamo per scontato che certe cose sono troppe volte conosciute e capite “da soli”. Quanti eventi ed episodi di vita sottovalutiamo e che lentamente, accumulandosi, portano al punto di rottura.
Ho letto il testo che mi avete donato, “Una volta ero un soldato” e l’ho trovato molto interessante, mi vedo in tante cose, troppo.
Se siamo davvero troppo dentro, troppo assimilati al “fai da te”, perchè non pensare di insegnare tutto questo nelle scuole? Perchè dover arrivare a riparare un danno quando lo si potrebbe prevenire?  Vi do questo spunto, potrebbe essere un amodo di aiutare quei giovani che sottovalutano certi aspetti o che non riescono a liberarsi da certi complessi o paure, vuoi per carattere o per certe difficoltà fra le mura di casa…

C.

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Estratto della lettera consegnata a Sua Santità il Dalai Lama da parte del gruppo dell’Istituto di Milano Bollate in occasione della visita a Pomaia e a Livorno, giugno 2013

[…] We are a Sangha from the prison of Bollate (Milan – Italy). Four years ago we started to study Buddhism with the assistance of some volunteers from the Key to Freedom Project. Many of us realized a lot of benefits, developing an understanding of what mindfulness and enlightenment are and achieving interior peace.
Through the Key to Freedom Project, we met many Buddhist masters that gave us relevant instructions
During these years we have often discussed about our life journeys and on what has brought us here, and we have learnt to practice the powerful means that Buddhism has made available for us. Our lives are still tough and troubled, but now we have faith in our path and we know there’s a meaning in all we are going through.
When in Livorno, we all will welcome and spiritually meet you from remote via video-streaming […]

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